Intervista al prof. Pietro Quaglino
Professore Associato dell’Università di Torino
AOU Città della Salute e della Scienza
Coordinatore del Gruppo Tumori Cutanei della Rete Oncologica

Professore, prendere il sole migliora il nostro umore e dona energia. Ma allora, il sole fa bene o male?

R: Il sole e le radiazioni solarihanno molteplici effetti positivi perché modulano funzioni ormonali endocrine dell’organismo e danno calore e benesserema attenzione alla prolungata esposizione al sole perché può avere effetti negativi per le radiazioni ultraviolette – UV - suddivise in A – B – C.
Le radiazioni ultraviolette C non arrivano sulla terra perché schermate dalla fascia dell’ozono;i raggi UV-A e UV-B arrivano sulla terra, vengono assorbiti dalla nostra pelle e possono agire sia alterando il materiale genetico contenuto nel DNAdelle cellule della pelle, sia determinando la produzione di radicali liberi di ossigeno che a loro volta causano un danno ossidativo e in più determinano una reazione di immuno soppressione a livello cutaneo, che è il motivo per cui quando prendiamo tanto sole possiamo sviluppare manifestazioni di herpes labiale.

I danni del sole dipendono anche dal tipo di pelle?

R: Certo, il tipo di pelle è molto importante e i danni del sole sono modulati a seconda del tipo di pelle di ciascuno di noi: all’interno della razza bianca vi sono persone che hanno una pelle meno sensibile all’azione dei raggi ultravioletti rispetto ad altre.
Questo dipende da due fattori:
- dal fenotipo, cioè dal colore della pelle, degli occhi e dei capelli
- dal fototipo che invece è la capacità di reagire al sole, quindi la capacità di abbronzarsi o piuttosto di prendere scottature.
Di solito il fenotipo chiaro, con occhi azzurri, pelle chiara e capelli biondi si scotta più facilmente ma, anche tra i soggetti con capelli e occhi scuri, possono esserci esempi di pelle delicatache si scotta facilmente.
Chi ha la pelle chiara e si scotta facilmente deve prendere maggiori precauzioni perché più a rischio sviluppare danni provocati dal sole: quindi, meno esposizione e più protezione.
Per tutti vale la regola di non esporsi al sole dalle ore 11,00 alle ore 15,00 perché le radiazioni ultraviolette in particolare UVB sono più rappresentate.

Posso prendere il sole anche sesulla pelle sono presenti molti nei?

R: Oltre alla pelle chiara, i nei rappresentano un fattore di rischio. I nei sono quelle macchioline scure, marroncine, che abbiamo tutti, di varie forme, alcuni belli, alcuni brutti, ecc...in genere sono benigni, però, chi ha tanti nei ha più possibilità di sviluppare un tumore della pelle, chiamato melanoma.
Quindi aggiungiamo un fattore a quanto detto prima: se presenti un fototipo chiaro, hai tanti nei e ti sei scottato al sole è meglio programmare una visita da un dermatologo per un controllo.

Questa regola vale anche per i nei di colore rosso?

R: I nei scuri, marroncini sono nei melanocitari; i nei rossi sono solitamente nei angiomatosi e non hanno evoluzioni rischiose. Attenzione però perché anche il melanoma che per lo più presenta colore scuro (marrone o nero) alcune volte può presentarsi sotto forma di lesione acromica (spesso rossa): questi casi presentano difficoltà di diagnosi differenziale e spesso sono proprio forme a decorso maggiormente aggressivo.

Il controllo possiamo farlo noi stessi esaminando i nostri nei, se e come si modificano?

R: Come messaggio generale possiamo dire che il controllo è importante perché le moderne apparecchiatureper la diagnosi strumentale non invasiva in particolare la dermatoscopia permettono una diagnosi precoce e tempestiva prima ancora che le trasformazioni si vedano ad occhio nudo.
La regola dell’a-b-c-d-e: il neo deve essere controllato se è Asimmetrico, Bordi irregolari, Colore che cambia, Dimensionipiù di 5 millimetri, Evoluzione, è ormai superata.
“Fissarsi” su un controllo visivo continuo dei propri nei crea ansia e stress: una visita dal dermatologo rassicura e sarà il professionista a stabilire la frequenza dei controlli.La diagnosi precoce è fondamentale.

La protezione solare elimina il rischio di scottature e quindi di tumore?

R: La protezione solare è un valido aiuto per ridurre il rischio di scottature solari ma non lo elimina. Applicare una protezione alta non vuol dire che non corro nessun rischio di scottarmi e quindi posso espormi al sole in maniera non adeguata. Le creme devono essere scelte in base al nostro tipo di pelle e più la pelle è chiara più il fattore di protezione deve essere elevato.
Una semplice regola da ricordare è che il fattore di protezione ci dice di quanto tempo ritarda la scottatura. Ad es. il fattore di protezione 10 ritarderà di 10 volte la scottatura, il fattore 20 di 20 volte, così come il fattore 50 di 50 volte , tuttavia passato quell’intervallo di tempo, andrò incontro alla scottatura.
Noi siamo sottoposti a due tipi di esposizione solare: una è quella cosiddetta ricreativa solitamente durante le vacanze, quindi intermittente, e l’altra è quella cumulativa, per es. del contadino che lavora in campagna, non è esposto al sole intensamente ma giorno dopo giorno riceve dosi di radiazioni solari. Per lui vi è il rischio di sviluppo di altri tipi di tumori che sono i carcinomi cutanei, per lo più meno pericolosi, il cui rischio aumenta quando l’esposizione al sole è cronica.

Perché oggi i fattori di protezione vengono inseriti nei cosmetici?

R: Le protezioni inserite nelle creme idratanti servono per prevenire il foto-invecchiamento e ridurre globalmente l’esposizione UV sulla pelle e quindi riducendo i rischi legati all’esposizione solare sia come effetti acuti che come conseguenze nel lungo periodo.

Parliamo un po’ di statistiche: vi sono dati incoraggianti?

R:Sul melanoma abbiamo tutti i dati e ci danno messaggi importanti: in primo luogo in Italia, in Europa e nel mondo (tranne in uno stato) globalmente l’incidenza di melanoma è in continuo aumento. Nel nord Italia vi è un’incidenza di 20 nuovi casi all’anno su 100.000; se consideriamo che 20 anni fa l’incidenza era di 10 casi su 100.000 all’anno, è un dato molto importante.
L’altro dato importante è che aumentano i melanomi tolti in fase iniziale: quindi, determiniamo un netto miglioramento della prognosi. La diagnosi precoce e gli strumenti di diagnostica moderni, non invasivi, aiutano ad individuare prima. Quindi la prevenzione secondaria, volta a diagnosticare i tumori precocemente, sta funzionando bene, mentre non del tutto quella primaria.
Abbiamo anche un altro dato. I melanomi stanno aumentando in tutto il mondo tranne che in Australia: qui, la popolazione celtica proveniente dal nord Europa, è stata la prima a mettere in atto campagne di prevenzione e, adesso, stanno vedendo i risultati positivi. Probabilmente noi vedremo i dati positivi tra un po’ di tempo.

Qual è la fascia di età in cui si manifesta più frequentemente il tumore della pelle?

R: Il melanoma ha un’incidenza maggiore tra i 50-60 anni, tuttavia secondo i dati dell’Associazione italiana dei registri tumori (AIRTUM) nella fascia di età tra 0 e 49 anni il melanoma è il secondo tumore per frequenza nella donna e il terzo tra gli uomini. E’ una fascia di età giovane e produttiva ma, fortunatamente, vi è una bassa mortalità grazie alla prevenzione precoce.
Controllarsi è importantissimo.

Quanto incide l’alimentazione nello sviluppo dei tumori della pelle?

R: E’ un argomento che si sta sviluppando con sempre maggiore interesse. Sappiamo che il carotene e prodotti simili stimolano la melanina e in certe persone di pelle chiare si somministra come integratore per bocca. Vale sempre la regola che una alimentazione sana ed equilibrata come quella mediterranea fa bene perché riduce la formazione di radicali liberi e di ossigeno che provocano il processo ossidativo.

Quale consiglio possiamo dare a chi si sottopone alla chemioterapia?

R:Purtroppo la chemioterapia agisce sull’epidermide; teniamo presente che noi cambiamo pelle nel giro di 28 giorni, quindi il turn over è molto rapido. La chemio può avere effetti dannosi in genere sulla epidermide, come la caduta dei capelli e le alterazioni della pelle che può diventare desquamata, disidratata, irritata, con porpora e altre alterazioni.
Il messaggio che voglio dare è di tranquillità, sia perché sempre più la chemioterapia viene sostituita da terapie più moderne (immunoterapia, terapie target a bersaglio molecolare) che in molti casi non causano più la caduta dei capelli, sia perché in ogni caso finita la chemioterapia, i capelli ricrescono.
A volte abbiamo effetti particolari di pazienti che avevano i capelli bianchi e sono ricresciuti neri o pazienti che avevano i capelli lisci e sono ricresciuti crespi.
Non è indicato prendere integratori, è meglio in casi più severi attrezzarsi con una parrucca (rimborsabile dal ssn. Vedi. ndr).
Una buona cura della pelle, con creme idratanti alla vitamina E e una buona alimentazione possono ridurre gli effetti dannosi della chemio.

Parliamo della Rete Oncologica della Regione Piemonte e Valle D’Aosta: Cosa pensa dei Centri Accoglienza e Servizi (CAS) e dei Gruppi interdisciplinari di Cura (GIC)?

R: I Cas sono una realtà preziosissima sviluppati proprio in Piemonte e Valle D’Aosta; altre regioni italiane stanno cercando di adottare il modello piemontese. Il lavoro del GIC è un lavoro integrato multisciplinare costituito da incontri settimanali con i tutti i professionisti coinvolti nel caso: invece di far spostare il paziente da uno specialista all’altro, siamo noi che ci incontriamo e decidiamo insieme il percorso migliore.

Torino, 16 ottobre 2017